Cos'è il calcare e perché si forma nelle tubature di casa

Sulla parola "calcare" ci si gioca molto, in casa. È quella patina bianca opaca sul rubinetto, è il velo lattiginoso sui bicchieri appena lavati, è lo strato che incrosta la resistenza della lavatrice. È un termine che usiamo per problemi diversi, accomunati però da una stessa chimica. Capirla cambia il modo di scegliere il rimedio.

Da dove arriva, in chimica

Il calcare in casa è sostanzialmente carbonato di calcio (CaCO<sub>3</sub>), con frazioni minori di carbonato di magnesio. Non sta nell'acqua come carbonato già formato: ci arriva come bicarbonato di calcio Ca(HCO<sub>3</sub>)<sub>2</sub>, solubile in acqua, sciolto da pioggia e infiltrazioni che hanno attraversato rocce calcaree. La pioggia, leggermente acida per l'anidride carbonica atmosferica disciolta, scioglie il calcare delle rocce e lo trasporta in falda.

L'equilibrio chimico è sensibile a tre variabili.

Temperatura. Quando l'acqua si scalda, l'anidride carbonica disciolta esce, l'equilibrio si sposta e il bicarbonato di calcio si trasforma in carbonato di calcio insolubile, che precipita sotto forma di cristalli (la patina). È la ragione per cui il calcare si forma molto sulle resistenze della lavatrice, sullo scambiatore della caldaia, dentro il bollitore: ovunque l'acqua viene scaldata.

Tempo di evaporazione. Sul rubinetto e sul box doccia l'acqua evapora in fretta dopo l'uso. Il residuo solido sui sali resta a vista. Più le superfici sono lisce e asciutte rapidamente, meno il calcare aderisce; più sono porose e umide, più il calcare si lega.

Pressione e turbolenza. Sui passaggi stretti, dove la pressione cala bruscamente (rubinetti, frangigetti, valvole), l'equilibrio si rompe e il calcare tende a depositarsi. È il motivo per cui i frangigetti si intasano in pochi mesi nelle acque dure: lavorano a una pressione locale più bassa rispetto a monte.

La durezza dell'acqua, espressa per davvero

La grandezza che misura la quantità di sali di calcio e magnesio disciolti si chiama durezza e si misura in gradi francesi (°f). Un grado francese equivale a 10 milligrammi di carbonato di calcio per litro: una conversione convenzionale che riconduce tutti i sali (cloruri, solfati, bicarbonati di calcio e magnesio) a un'unica unità comparabile.

Le acque italiane vanno da meno di 8 °f in zone di montagna ad alta quota (Sondrio, Bolzano, Aosta) fino a oltre 35 °f in zone di pianura calcarea (Bari, Foggia, Mantova). La media nazionale è intorno ai 25-28 °f, ossia mediamente dura.

La classificazione tecnica corrente:

  • Molto dolce: meno di 8 °f
  • Dolce: 8-15 °f
  • Mediamente dura: 15-25 °f
  • Dura: 25-35 °f
  • Molto dura: oltre 35 °f

Il valore della tua acqua lo pubblica il gestore idrico locale (obbligo informativo previsto dal D.Lgs. 18/2023, art. 16) e lo trovi in bolletta o sul sito del gestore. Su Calcare.it abbiamo raccolto le medie dei capoluoghi italiani in una tabella consultabile.

Cosa fa davvero, nelle nostre case

A bassa durezza (sotto i 15 °f) il problema è quasi inesistente. L'acqua non incrosta in modo apprezzabile gli elettrodomestici, le rubinetterie restano pulite con la sola asciugatura quotidiana. Non serve nessun trattamento dedicato.

Tra i 15 e i 25 °f il calcare si manifesta in modo lieve: la patina sui bicchieri lavati in lavastoviglie c'è, i frangigetti vanno smontati e puliti ogni 6-12 mesi, la resistenza della lavatrice raccoglie un velo dopo qualche centinaio di lavaggi. Le caldaie moderne reggono bene fino a 20 °f; sopra inizia a essere consigliabile un filtro polifosfati prima dello scambiatore.

Sopra i 25 °f il fenomeno diventa significativo. La norma UNI 8065:2019, che regola il trattamento dell'acqua negli impianti termici, raccomanda l'addolcimento dell'acqua di alimento delle caldaie sopra questa soglia. La perdita di efficienza dovuta alle incrostazioni sullo scambiatore è misurata in circa il 7% per ogni millimetro di calcare depositato.

Sopra i 35 °f siamo in territorio di "acqua molto dura": le incrostazioni si formano in mesi, le rubinetterie si bloccano, i boiler elettrici dimezzano la vita utile. In queste condizioni l'addolcitore non è un'opzione, è una necessità tecnica.

Aragonite e calcite, due forme dello stesso problema

Il carbonato di calcio precipita in due forme cristalline principali: calcite (cristalli compatti, romboedrici, molto aderenti alle superfici) e aragonite (cristalli aciculari, meno aderenti, che tendono a rimanere in sospensione). La distinzione interessa chi si occupa di trattamenti che cercano di intervenire sulla forma del cristallo invece che sulla concentrazione: gli anticalcare a campo magnetico permanente o elettromagnetico promettono di indurre la cristallizzazione in aragonite, riducendo l'aderenza alle pareti. La letteratura tecnica indipendente (CSTB francese, UBA tedesco, NSF americano) è però molto cauta su questi sistemi: gli effetti misurabili in condizioni controllate sono modesti, instabili e non riproducibili in modo affidabile. È un punto su cui occorre cautela commerciale.

Quattro malintesi frequenti

"Il calcare è sporco." No. È un sale minerale che si separa dall'acqua. Non è né nocivo né un indicatore di scarsa qualità dell'acqua: anzi, le acque calcaree sono in genere acque poco contaminate, derivate da falde profonde.

"Si scioglie con l'acqua bollente." Anzi, è vero il contrario: la bollitura precipita il calcare (esattamente quel velo bianco sul fondo del bollitore). Per scioglierlo serve un acido debole: aceto, acido citrico, acido lattico. Niente di esotico.

"L'acqua del Nord è sempre meno dura del Sud." Dipende dalla geologia, non dalla latitudine. Bolzano (Nord) è sotto i 12 °f, Bari (Sud) è sopra i 30 °f, ma Mantova (Nord) supera Bari e Cagliari (Sud) è allineata a Roma. La cartina dipende dalle rocce sotto la falda, non dalla regione.

"Il calcare si sente al gusto." Quasi mai. Il limite di percezione del calcio nell'acqua è intorno ai 100 mg/L (10 °f circa). Le differenze di gusto tra acque diverse dipendono più spesso da bicarbonati totali, residuo fisso, sodio, cloro residuo e dalla temperatura di servizio che dalla durezza in sé.

Quando intervenire e con cosa

La risposta breve: dipende dalla durezza e dal tipo di problema.

  • Patina sui rubinetti (problema estetico): basta una pulizia regolare con un detergente acido (Viakal, acido citrico in soluzione). Non serve trattare l'acqua.
  • Incrostazioni della caldaia o del boiler (problema tecnico): se la durezza è sopra i 20 °f, vale la pena un filtro polifosfati prima dell'apparecchio. Sopra i 25 °f l'addolcitore d'acqua a resine diventa la scelta efficiente.
  • Bicchieri opachi dalla lavastoviglie (problema estetico): regolare il dosaggio del sale rigenerante della lavastoviglie e usare il brillantante. Non serve trattare la rete.
  • Acqua dura da bere (problema di gusto o medico): un depuratore a osmosi inversa sotto il lavello fornisce acqua poco mineralizzata per cucina e bevanda. Non è un sostituto dell'addolcitore: agisce solo sull'acqua dedicata, non su quella dell'impianto.

In tutti i casi: prima di acquistare qualunque dispositivo conviene partire dal numero, ossia dalla durezza misurata della tua acqua. È la differenza tra "trattare un problema che hai" e "comprare un trattamento che ti vendono".