Durezza dell'acqua, gradi francesi e come leggere il valore in bolletta

"Durezza dell'acqua" è un'espressione ormai entrata nel parlato comune ma usata spesso in modo impreciso. Tecnicamente misura una grandezza chimica precisa: la quantità di sali di calcio e magnesio disciolti nell'acqua, indipendentemente dalla forma in cui si trovano (bicarbonati, solfati, cloruri). È quella che determina la tendenza dell'acqua a depositare calcare quando si scalda o evapora, e che incide direttamente sulla scelta dei sistemi di trattamento domestico.

In questo articolo: cosa misura davvero la durezza, perché in Italia si usa il grado francese, come si converte con le altre unità in circolazione e cosa significano i valori medi pubblicati dai gestori idrici.

La definizione, tradotta

La durezza dell'acqua rappresenta la concentrazione di ioni di calcio (Ca<sup>2+</sup>) e magnesio (Mg<sup>2+</sup>) disciolti, convertita per convenzione in equivalenti di carbonato di calcio (CaCO<sub>3</sub>). La conversione è un artificio che permette di sommare contributi diversi (calcio e magnesio hanno pesi molecolari diversi) in un'unica grandezza confrontabile.

Si distingue tradizionalmente tra:

  • Durezza temporanea (carbonatica): la frazione dovuta a bicarbonati di calcio e magnesio. Si chiama temporanea perché precipita con la bollitura, depositandosi come carbonato di calcio insolubile.
  • Durezza permanente: la frazione dovuta a solfati, cloruri e altri sali, che restano in soluzione anche dopo la bollitura.
  • Durezza totale: somma delle due, ed è quella che si misura e si dichiara in bolletta.

In Italia, dove la maggior parte delle acque proviene da falde calcareo-dolomitiche, la frazione carbonatica copre tipicamente il 75-90% della durezza totale. La parte permanente diventa significativa solo in zone con acque ricche di solfati (alcune province della Sicilia interna) o in falde inquinate da scarichi industriali.

Il grado francese

In Italia si usa il grado francese, simbolo °f, definito come:

1 °f = 10 mg di carbonato di calcio per litro d'acqua (10 mg/L CaCO<sub>3</sub>).

Significa che un'acqua di 25 °f contiene 250 mg/L di CaCO<sub>3</sub> equivalenti, ovvero un valore complessivo di calcio + magnesio espresso in questa unità.

L'origine del grado francese risale alle convenzioni della chimica industriale dell'Ottocento. La scala è più comoda di altre per le concentrazioni tipiche delle acque potabili (numeri "umani", tra 5 e 50 normalmente).

Conversioni con le altre unità in circolazione

Su prodotti importati e schede tecniche internazionali si incontrano altre scale.

Grado tedesco (°dH, deutsche Härte): 1 °dH = 10 mg/L di ossido di calcio (CaO) = 17,9 mg/L di CaCO<sub>3</sub>. Quindi 1 °dH = 1,79 °f. Le indicazioni delle lavastoviglie tedesche (Bosch, Miele, Siemens) parlano di gradi tedeschi: una lavastoviglie regolata su "5 °dH" corrisponde a circa 9 °f.

Grado inglese (°e Clark): 1 °e = 14,3 mg/L di CaCO<sub>3</sub> = 1,43 °f. Meno comune in Italia, si trova ancora su alcuni manuali tecnici di provenienza britannica.

Parti per milione (ppm o mg/L CaCO<sub>3</sub>): usato in ambito americano e nelle schede tecniche delle membrane di osmosi inversa. 1 ppm CaCO<sub>3</sub> = 0,1 °f. Un'acqua di 300 ppm CaCO<sub>3</sub> = 30 °f.

Milliequivalenti per litro (meq/L): usato in chimica analitica. 1 meq/L = 5 °f. Una durezza espressa come 6 meq/L corrisponde a 30 °f.

Quando consulti una scheda tecnica internazionale, verifica sempre l'unità: confondere gradi francesi e tedeschi può far sbagliare il dimensionamento di un addolcitore di un fattore due.

Le classi tecniche

Non esiste una classificazione normativa rigida: ogni paese usa una scala leggermente diversa. La convenzione corrente in Italia, allineata alla letteratura tecnica europea:

  • Molto dolce: meno di 8 °f. Acque di alta montagna, di origine sorgentizia, oligominerali.
  • Dolce: 8-15 °f. Senza problemi di incrostazione rilevanti, ma talvolta corrosive se prive di alcalinità.
  • Mediamente dura: 15-25 °f. Calcare visibile su rubinetti e bicchieri, ma gestibile con pulizia regolare e dosaggio corretto del sale in lavastoviglie.
  • Dura: 25-35 °f. La norma UNI 8065 raccomanda l'addolcimento dell'acqua di alimento degli impianti termici sopra i 25 °f. Addolcitore consigliato.
  • Molto dura: oltre 35 °f. Incrostazioni rapide, vita ridotta degli elettrodomestici, addolcitore tecnicamente necessario.

Per legge il D.M. 25/2012 stabilisce che la durezza in uscita da un impianto di addolcimento domestico non possa scendere sotto i 15 °f: acque più dolci risultano corrosive sulle tubature di rame, ottone e acciaio zincato. Tutti gli addolcitori domestici lavorano per miscelazione bypass, lasciando passare una piccola frazione di acqua non addolcita che si ricongiunge a valle del trattamento per attestare il valore di uscita al target.

Come leggere il valore in bolletta o sul sito del gestore

Il D.Lgs. 18/2023 (di recepimento della Direttiva UE 2020/2184) obbliga il gestore a pubblicare i parametri di qualità dell'acqua erogata. La durezza compare nelle tabelle di "qualità chimica" con la dicitura:

Durezza totale: 28 °f (range 24-32 °f)

dove il primo numero è la media annuale e il range indica la variabilità misurata in più punti di campionamento o nei vari periodi dell'anno. Il valore in bolletta è rappresentativo della zona ma non sostituisce un'analisi al rubinetto: la durezza può cambiare in funzione di tratto di rete, età delle tubature e prelievi locali.

Cosa fare se in bolletta non è riportato:

  1. Cercare sul sito del gestore la sezione "qualità dell'acqua" o "report di qualità".
  2. Richiedere il dato per email (ai sensi dell'art. 16 del D.Lgs. 18/2023 il gestore deve fornire informazioni puntuali a richiesta del consumatore).
  3. Per misura puntuale al rubinetto: kit di analisi rapida (titolazione EDTA), disponibile in farmacia o online, costo 10-15 €. Risultato in pochi minuti, accuratezza accettabile (± 2-3 °f).

Un fatto poco discusso: durezza e gusto

Il gusto dell'acqua dipende solo in parte dalla durezza. Il limite di percezione del calcio puro è intorno ai 100 mg/L (10 °f); il magnesio si percepisce più in basso, intorno ai 30 mg/L (3 °f). Acque diverse con durezza simile possono avere gusti molto diversi a causa di bicarbonati, sodio, solfati e residuo fisso totale.

Per un'esperienza di gusto piacevole, i degustatori d'acqua minerale considerano "equilibrate" le acque con durezza tra 12 e 20 °f e residuo fisso tra 200 e 500 mg/L. Sotto questi valori l'acqua risulta "vuota"; sopra, troppo minerale.

In sintesi

La durezza dell'acqua è un parametro chimico misurabile, non un'opinione. La trovi in bolletta o sul sito del gestore, oppure la misuri direttamente con un kit di analisi. Per il tuo capoluogo abbiamo raccolto le medie nella nostra tabella della durezza per città, con classificazione tecnica e indicazione di trattamento.

Conoscere il numero esatto cambia il modo in cui leggi un preventivo di addolcitore o una pubblicità di anticalcare: non lo decidi "perché l'acqua è dura", lo decidi perché sai che è di 28 °f, perché sai che sopra i 25 la norma UNI raccomanda l'addolcimento, perché sai che con queste cifre il payback di un addolcitore di gamma media è sui tre anni. La differenza fra una scelta ragionata e una di pancia è tutta qui.